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martedì 7 settembre 2010

Al mattino, in un parco, dopo una lunga passeggiata.

Camminava. Il rumore ritmato dei suoi passi risuonava nella strada nera, illuminata da un raggio di sole.
Camminava. I suoi occhi scuri erano rischiarati dalla luce opaca.
Camminava. Nessun rumore attorno a lei.
Camminava, e le sembrava da camminare da un tempo infinito, verso qualcosa infinito, nell’infinito.
Lacrime rigavano il viso. Soffriva, eppure non desiderava abbandonarsi, ma continuare a camminare, perché, nonostante la crudeltà del passato, davanti a lei c’era sempre una strada.
Dritta, scura, silenziosa. Ma di cui non conosceva la destinazione. Stupore colmo di speranza.
Sorrise, e di colpo il suo sorriso diventò una corsa.
Correva. I suoi capelli neri si alzavano al vento, e gli coprivano gli occhi.
Correva. Le sue braccia si muovevano, veloci, e a ogni passo accelerava sempre di più.
Correva. La strada rimbombava della sua euforia.
Correva, e avrebbe corso per sempre, perché niente avrebbe potuto fermarla.

Temporale

Lampi di luce squarciano il cielo, affogando impetuosi nel perpetuo ondeggiare dei cavalloni che si scagliano contro la riva. Un vento affannato strappa le foglie, ululando nel tuono a una luna lontana.
I miei occhi si aprono e si chiudono, lacrimano e si bagnano di gocce di pioggia che appartengono all'oscurità.
Ora è tutto diverso. Quello che prima era solo amore, infinita distesa di un mare azzurro, placido e cristallino, caldo raggio di sole alto nel cielo, verde fruscio di alti alberi, è diventato indecisione, rabbia, dolore. In fondo niente è cambiato ma ogni cosa è in continuo mutare aspetto, scontrarsi, confondersi, annullarsi, ricomparire. E nella fitta nebbia di una notte nera afferro d'un tratto un ramo rotto, disperso nel nulla, osservo un germoglio: sembra intatto, riaccende dunque vita nel mio sguardo.